ELENA CATERINA DORIA | Sconfinamenti Categoriali
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Sconfinamenti Categoriali

Qual è la definizione esatta di “sconfinamento”, se le cose non hanno un perimetro visibile? Dove iniziano e dove finiscono i contorni della natura? Quando un dio qualsiasi ha soffiato l’anima nel mondo, non si è certo preoccupato di metterlo in ordine. Gli elementi che lo compongono sono volati un po’ dove capitava. A costruire scaffali, mettere nei cassetti, catalogare, impilare e archiviare ci hanno pensato altri. Gli scienziati, ad esempio. I quali, un tempo, erano altrettanto privi di confini imperativi: allo stesso tempo fisici, matematici, alchimisti, astrologi, botanici, filosofi… artisti. Elena Caterina Doria se n’è ricordata quando, con la memoria delle mani e lo stupore negli occhi, ha cominciato questa serie grafica. Elaborata, raffinata. Una wunderkammer a due dimensioni, dove vivono creature. Bizzarre e improbabili, ma non prive di dignità e bellezza. Mostri, alla latina: prodigi. Come quelli che frivoli mercanti e imperatori vanitosi radunavano in ambienti destinati a lustrare gli occhi degli ospiti. L’ircocervo, il dente di narvalo, fiori rari e tentacoli, occhi esoterici e cuori pulsanti spuntano dalla china dell’artista come in un gioco di prestigio. Risorgono antiche iconografie di bestiari, illustrazioni per trattati in latino ed Enciclopedie… pare perfino di sentire l’odore pungente di quella bella carta ruvida e spessa sensualmente amata dai bibliofili. Inoltrandosi nell’infanzia dell’Universo, Doria va in traccia dell’anatomia della natura, pronta a coglierne intrecci, relazioni, metamorfosi, passaggi di stato: il sistema linfatico nelle foglie, quello circolatorio nei coralli; i semi di platano ricordano i virus, quelli di acero le ali di una libellula.

Ci si potrà appellare alla fisica, alle teorie di Emmy Noether e Steven Weinberg sulle simmetrie.

Ci si potrà appellare alla psicanalisi, ai “mostri” interiori esorcizzati col potere dell’arte.

Attività che tentano di riprodurre gli esperimenti del Demiurgo. Perché ne avrà fatti anche lui, e forse ha lasciato apposta qualcosa di irrisolto, per dar modo a tutti, uomini e animali, di giocarci, per adattarsi a impensate necessità, o avvicinarsi al di là di ogni barriera. Di ogni confine.

Foglio dopo foglio, tra le mani di Elena Caterina Doria – più volte rappresentate, quasi per “tautologia” – il misterioso teatro del reale fiorisce di sorprese e, come nella poetica barocca, non smette di sbocciare dalle sue stesse gemme, moltiplicate ad libitum. Finché, a un certo punto, niente sembra più artificioso, costruito. In una società che s’illude di poter addomesticare gli affetti, riducendoli a passioni di plastica, scommettere sull’arte come meraviglia è un’infrazione necessaria.

 

Anita Pepe